Napolitano bis

La rielezione di Giorgio Napolitano come presidente verrà portata storiamente come prova della crisi in cui la seconda repubblica versa in questo periodo.
Da un lato il blocco dei partiti tradizionali (PD,PDL,Scelta Civica, SEL, Lega…) ha sempre voluto rifuggire un accordo con il neonato movimento cinque stelle (M5S). Simmetricamente l’M5S ha proposto Rodotà come presidente senza mai aprirsi ad una discussione.

In parallelo, il PD ha subito una implosione interna inaspettata e molto grave. Bersani ha fatto credere che vi fosse un accordo con il PDL per l’elezione del presidente, ma tale accordo non si è mai veramente concretizzato. In compenso alla quarta votazione il PD ha tentato di candidare Prodi, il nome più inviso a Berlusconi. Ben 100 paralemntari del PD si sono dissociati, provocando le dimissioni non solo di Bersani ma di tutto il gruppo della segreteria.

Il successivo accordo per la rielezioni di Napolitano è stata una scommessa al ribasso, poiché un accordo tra PD e PDL era oramai infattibile, e rischiare che il candidato del M5S passsasse sarebbe stata una opzione invisa a tutti gli altri partiti “istituzionali”.

Per cui nemmeno sul predisente della repubblica la politica italiana ha saputo rinnovarsi. Ora circolano voci pre-cambriane su un possible primo minstro (Amato…) e questo porterà ad una ulteriore radicalizzazione dell’M5S.

Per fortuna Napolitano è ben consapevole della situazione, e farà quanto è in suo potere per tenere la barra al centro.

Ma l’instabilità del PD, unità ad una granitica ambiguità tatticista del PDL e ad un arroccamento fine a sé stesso del M5S non sono elementi facilmente conciliabili. Vediamoli in dettaglio.

PDL

Il PDL continua a pensare al momento giusto per le nuove elezioni. Come durante l’ultima campagna elettorale, Berlusconi valuta con uno zelo incredibile tutte le opzioni e le sotto opzioni. Perfino quando si accorda su Napolitano, valuta la Cancellieri come opzione secondaria. E’ uno scacchista politico di livello diabolico. consultando i sondaggi sta cercando il periodo giusto in cui andare alle elezioni, e non si esclude sia Giugno: con il PD allo sbando, l’unica variabile casuale è l’M5S, da cuocere a fuoco lento con i media. In questo anche i giornali più indipendenti come Repubblica e il Corriere della Sera gli stando dando una grande mano, anche se non se ne rendono conto.

PD

Il PD probabilmente è sulla via della scissione. La corrente di Renzi è troppo sbilanciata a destra per poter coesistere con il vecchio modus pensandi dello zoccolo duro di derivazione comunista. Le dimissioni della Bindi e della segreteria di Bersani sono un chiaro segno in questo senso. Renzi è dispostissimo a scendere a patti con Berlusconi quando dice “Non voglio mandare in galerea Berlusconi, lo voglio in pensione”. D’Alema sperava forse di diventare presidente della Repubblica.

 

M5S

M5S credeva che qualunque strada che implicasse la sua astensione fosse a suo vantaggio. Ora che ciò è avvenuto, ora che il “sistema” li sta tagliando fuori democraticamente, stanno prendendo paura. La para che forse con Bersani si poteva discutere, fare un esecutivo, avere una minima possibilità di incidere benché forse non era facile da fare.

L’M5S si è inimicata tutta la lobby giornalistica, e questo non era un’impresa facile, visto che la polarizzazione politica che c’è dal 1992 rende spesso le testate contrapposte. Sembra invece che l’opinione che i giornali hanno sull’ M5S sia identica sia su testate come Repubblica che su Libero.

E’ quindi difficile dare un giudizio obiettivo di M5S in questo momento. Gaffe, svarioni ne hanno commessi molti, aluni anch epoco educati.

Conclusioni

L’aspetto meno rassicurante della vicenda delle ultime ore è l’insistenza con cui circola il nome di Giuliano Amato come primo ministro: un uomo troppo legato alle vetuste logiche della prima repubblica per poter fare la differenza, almeno a nostro avviso.

Amato non è in grado di comprendere il dolore dei giovani che non trovano lavoro, delle famiglie tartassate dall’IMU senza che ne avessero colpa, delle PMI che chiudono perché le banche sono alla canna del gas.

Amato può tentare un governo di unità nazionale,  ma finché Grillo non capisce che il vero elemento di entropia è Berlusconi, finché si continua a tenerlo in gioco come bullone centrale della democrazia, questo paese non cambierà mai. Il PD non ha saputo costruire un’alternativa in così tanti anni di opposizione. Non ha saputo “bucare lo schermo”. Il PDL sa comunicare, ma è chiuso nella difesa giustizialista di Berlusconi. L’M5S sa entrare in contatto con le forze civiche guardiane della democrazia, ma non riesce ancora a mettere il contatto con il resto del mondo politico.

 

 

 

 

 

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