Cosa fare se un BTP va male, e come gestire il rialzo dell’inflazione

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AGGIORNAMENTO: Questo articolo è stato aggiornato.

Da Agosto gli investitori hanno cominciato a liberarsi in massa dei buoni decennali americani (treasury) facendone scendere il prezzo: adesso sono sul mercato a tassi di interesse intorno al 5 per cento, Per approfondire, c’è il solito articolo de Il Post che spiega in modo chiaro il fenomeno.

Ora vediamo che azioni si possono intraprendere in caso di uno scenario sfavorevole. Supponiamo che Piersilvio abbia in portafoglio.

Titolo PMC Quantità Prezzo Corrente Perdita
BTP-27AP37 FUTURA 100 60 75 -25,0%
Controvalore di acquisto Controvalore Corrente
6000 € 4500 €

Dopo il rialzo dei tassi il BTP futura (emesso il 27/04/21) è una obbligazione che ha un prezzo di mercato inferiore a quello a cui Piersilvio l’ha acquistato, e una durata di 16 anni!

Ha cedole semestrali crescenti ma tutte al di sotto dell’ EURIBOR a 6 mesi che al momento è intorno al 3%.

Queste cedole non sono rivalutate all’inflazione:

Anno Cedola
Anni 1-4 0,75%
Anni 5-8 1,20%
Anni 9-12 1,65%
Anni 13-16 2,00%

Ci sono tre opzioni:

  • Piersilvio può attendere fino al 2037, quando il BTP verrà liquidato a 100.
  • Piersilvio può venderlo ora, assorbire una perdita intorno ai 1500 euro e sperare di usare quella liquidità per acquisti più profittevoli
  • Piersilvio può continuare a leggere

La terza opzione consiste nel vendere i BTP e riacquistarli subito a prezzo di mercato.

In questo modo si crea una minusvalenza ai fini fiscali. Questa minusvalenza è valida per 4 anni e può essere usata per annullare delle plusvalenze.

Per cui se Piersilvio vendesse poi azioni che hanno una plusvalenza di pari valore alla minusvalenza, non pagherebbe alcuna tassa.

Attenzione però: Calcolare la minusvalenza non è banale, e per i BTP è bassa perché la loro tassazione è già agevolata al 12,5% Inoltre non è possibile sfruttare questa minusvalenza vendendo quote di ETF, poiché hanno una tassazione differente (verificatelo però).

Inflazione, C/C e bollo

L’inflazione ha rialzato la testa: a settembre è stata calcolata al 4,2% dall’ISTAT e questa cosa cambia le carte in tavola rispetto a quanto ci eravamo detti a maggio sul risparmio target.

Nel contest corrente, può avere senso configurare il proprio conto corrente affinché abbia sempre meno di 5000 euro liquidi, e investire l’eccedenza in un ETF Monetario come l’Xtrackers II EUR Overnight Rate Swap: vediamo perché.

Un ETF Monetario è un parcheggio per i tuoi soldi che rende il tasso overnight della BCE giorno per giorno, con rischi minimi. Non ha garanzie come il C/C e guadagna se la BCE alza i tassi, tolte le sue commissioni (che in questo caso sono dello 0,10%).

Quando investite in questo ETF è come se voi metteste di notte i soldi in un conto che paga l’Euro Short-Term Rate — il tasso di interesse a brevissimo termine dell’eurozona (in realtà è più complesso di così, ma semplifichiamo).

Investire in questi strumenti ha un secondo risvolto positivo: aiuta a tenere la giacenza media annua sotto i 5000 €. Difatti l’imposta di bollo sui conti correnti bancari italiani scatta quando la giacenza media annua supera i 5.000 €: si tratta di appena 34-35 euro l’anno ma in questo frangente tutto fa brodo.

Il “rischio” di un ETF monetario non è vedere il capitale scendere, ma vederlo crescere troppo poco — per esempio meno dell’inflazione.

In sintesi questi ETF:

  • Hanno un rischio basso ma non nullo: non vi è garanzia del capitale (mentre un C/C in Italia è garantito fino a 100.000 €)
  • Funzionano malissimo in caso di tassi negativi: ma non siamo in questo frangente
  • Crescono lentamente e se il vostro conto non emette interessi è una mano santa
  • La loro volatilità è bassissima: si possono disinvestire in modo improvviso e di norma non ci si perde
  • Può avere senso applicare un PAC di essi.
Una nota sulle commissioni

Il problema di queti ETF sono le commissioni e il bassisimo rendimento. Per es Fineco su questi ETF non hanno commissioni di acquisto ma hanno spesso commissioni di vendita.

Ipotizzando una commissione di 20 euro max, un redimento del 3% medio e usando la formula del primo numero di questa serie serve immobilizzare almeno 1000 euro per un anno per compensare i 20 euro di commissioni:

$$ \frac{20}{0,74} * \frac{100}{3} = 901 € circa $$

E questo solo per andare in pari, non per rivalutare questi soldi dall’inflazione!

Cosa abbiamo imparato

Dare consigli è sempre difficile. Ma in questa congiuntura economica, a nostro avviso, è bene rifuggire da BTP con un orizzonte temporale troppo esteso: anche se sembrano dei buoni affari. Stare su BTP a scadenza in 3-5 anni al momento è un buon compromesso.

Se la perdita che state subendo è significativa, chiudere la posizione è una tentazione comprensibile ma ha senso solo se potete usare quella minusvalenza in qualche modo: altrimenti bisogna attendere l’approssimarsi della scadenza, quando il BTP tornerà faticosamente verso il valore 100.

Infine investire le eccedenze disinvestite in un ETF Monetario mentre si pianifica la prossima mossa, garantisce di non perdere tempo e risorse inutilmente.

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