Prepararsi Elezioni

Introduzione: social…no grazie

Mi sono sempre considerato un pesce fuor d’acqua nei social media, fin dagli esordi. Fin da quando si usava la chat per corteggiare le amiche in università, per intenderci (usando strumenti astrusi come unix “talk” o “message” di MS-Windows).

Mi ritengo una persona riflessiva e facebook, twitter, Instagram, ecc sono sempre stati respingenti in due direzioni: format e contenuti.

Format perché sono strumenti che prediligono contenuti veloci, accattivanti in cui hai 3 secondi per dire tutto. Sui contenuti perché alcuni argomenti sono esplicitamente scoraggiati (es politica) e c’è una censura attiva sui termini che usi nei titoli.

Ho scoperto che non sono l’unico a pensarlo:

Il solo fatto che YouTube cerchi di far partire i video in rapida successione è la prova che questi strumenti non vogliono che tu rifletti su quello che ascolti, ma vogliono solo massimmizzare i contenuti pubblicitari che vedi.

Alla fine ho sempre preferito scrivere qui gli articoli, che però sono sintetici, perché odio spiegoni da 4 pagine.

Elezioni, quando?

Questa doverosa premessa perché si avvicinano le elezioni, e non so cosa votare, e vorrei condividere con voi qualche riflessione.

In Italia si voterà nel 2027, ma la data non è ancora certa:

L’attuale legislatura, la diciannovesima, è iniziata il 13 ottobre del 2022 (non conta il giorno delle elezioni, che furono il 25 settembre; conta la prima seduta del parlamento, che deve riunirsi nei 20 giorni seguenti a quello delle elezioni). La Costituzione dice che entro 70 giorni dalla fine della legislatura, che dura cinque anni, bisogna tenere nuove elezioni: dunque, in teoria, ci sarebbe tempo fino al 22 dicembre. Ma arrivare così a ridosso di Natale è di fatto impossibile.
Fonte

Dal mio punto di vista il governo Meloni ha continuato sulla agenda Draghi, facendo il meno possibile in ambito industriale, tenendo i conti in ordine ma non affrontando nessuno dei veri problemi del paese, spendendo il suo capitale polifico in una riforma della giustizia che non è passata (una specie di lascito psicologico perr Berlusconi, padre di questi dirigenti?).

In ambito geopolitico la Meloni è molto sofistica: dice sempre quello che le conviene, da radical-chic sulle accise è diventata una specie di Andreotti in gonnella, iper-centrata su un immobilismo infinito (“il potere logora chi non lo ha”, eh?).

Purtroppo l’opposizione non ha aiutato il governo a funzionare: non mi pare che alcuna delle idee di PD e M5S fossero attuabili, né coerenti.

La sfortuna ha voluto che anche l’amicizia con Trump si sia infranta contro l’opportunismo di questo personaggio, tanto che Meloni aveva l’opportunità di smarcarsi in più momenti, ma non l’ha mai colta (per ragioni di opportunismo politico, oppure perché la dipendenza economica che abbiamo dall’America è immensa).

Insomma Meloni è il governo delle occasioni mancate, che però ha retto 5 anni, e quindi di cose doveva farne.

L’ascesa delle destre in Germania (AfD) va letta per quello che è: una incapacità delle forze politiche tradizionale di rispondere alle esigenze della gente. Ma non è che il programma di AfD sia particolarmente attuabile: la reimigrazione è irrealizzabile, e in ambito economico propongo una dissoluzione dolce della Europa (che vedendo come andata la Brexit è un suicidio).

Tra gli aspetti positivi, c’è da dire che per ora il nsotro paese è uno di quelli messi meglio (!):

  • La Francia ha un debito pubblico che non riesce a governare
  • L’Inghilterra è messa ugualmente male, un pelino più stabile ma ancora alle prese con un bilancio che non quadra
  • La Germania deve accettare che l’automotive è morto, verrà fagocitato dalla Cina: resistere significa impiegare enormi risorse economiche per un destino che sembra già scritto (per ora)

Il sostegno all’Ucraina

Un pò di fatti:

Personalmente vorrei che la guerra finisse, ma in questo frangente essere contro il sostegno all’Ucraina è moralmente inaccettabile e geo-politicamente rischioso: se la Russia prende l’Ucraina, la Polonia è a un passo.

Immigrazione

E’ un discorso complesso. Neppure la sinistra a brillato: Gentiloni si è limitato ad accoedi discutibili con signori della guerra libici. E’ impensabile espellere gli immigrati; è necessario gestire questo fenomeno, perché non è possibile controllarlo in toto.

In concreto, bisogna scommettere su un investimento pesante in strutture di accoglienza, sicurezza e integrazione. Chi ne avrà il coraggio?

Sicurezza

C’è un bellissimo pezzo sui vari decreti sicurezza di Luca Bizzarri, “il Pulsante del decreto (episodio 960)” che a nostro avviso fotografa bene ciò che è stato fatto dal governo Meloni sui decreti sicurezza: re-iterazioni dei medesimi tentativi andati a vuoto. Come quando più persone chiamano il medesimo ascensore, pigiando lo stesso tasto:

“La stessa cosa ha fatto il governo con i decreti sicurezza. È stato varato il nono da quando Meloni è diventata Presidente del Consiglio.
Per questo oggi il Consiglio dei Ministri ha approvato un decreto con nuove misure [..] ne sono seguiti altri con l’introduzione di reati nuovi, ma più spesso l’allargamento di reati vecchi con nuovi commi, tecnicità, che hanno incasinato ancora di più un codice penale già incasinato prima”
Fonte

Sostegno alla classe media? Debole

Faccio parte della classe media, anche se sembra che questo governo faccia di tutto per farmi scendere in fascia di povertà. Ho apprezzato le azioni volte a ridurre il peso delle bollette energetiche 4 anni fa, ma la stessa strategia sulla benzina non ha funzionato.

Se si voleva gestire l’aumento dei prezzi, bisognava agire sui costi degli auto-trasportatori, non a pioggia su tutti: chi usa poco l’auto o chi è abbiente, ha ricevuto sgravi dal sapore elettorale modesto, e quindi inutile.

Non si può fermare un fenomeno economico con questa strategia di breve respiro. Bisogna ristrutturare la fiscalità generale se si vuole ri-distribuire il peso degli aumenti, ma questo nessuno ha mai avuto il coraggio di farlo.

Meloni ha prestato giuramento alle partite IVA e loro al momento pagano una flat tax del 15%, mentre i lavoratori dipendenti sono oltre il 40%. Una disparità così grande è oscena, ed è uno dei punti su cui si giocheranno le proposte politiche delle prossime elezioni.