Smart: inchiesta sulle reti

“Smart: inchiesta sulle reti” di Frédéric Martel, è un libro uscito da poco che mi sento di consigliare.

“Internet non appiattisce affatto il mondo. Semmai è il mondo a nutrire la Rete di complessità, diversità, ricchezza, tanto che sarebbe opportuno parlare ormai di reti, al plurale. ”

 

La scrittura è molto scorrevole ed è un sunto dell’evoluzione di Internet (e dell’IT) con un taglio sociologico. La tesi è che la globalizzazione sia in realtà solo parziale: ogni nazione si serve della Rete delle reti (traduzione letterale di “Inter net”) in modi differenti. La tesi è un po’ pre-concetta e benché calzi a pennello quando si confronta il Brasile con la Cina, stona in altri contesti. Per esempo la Cina risente del tipo di controllo paranoide tipico di quel paese, e quindi lì l’uso che si fa di Internet è per forza di cose differente da quello che si fa in India o in Europa.
Altri paesi totalitari (Iran, Egitto)  riescono meno bene di Cina e Russia ad attuare una censua forte, con risultati spesso ridicoli verso l’elite culturale che è tranquillamente in grado di scavalcare tale censuara.

Detto questo le interviste sono genuine, le osservazioni sono obiettive ed il testo merita di essere letto!

UPDATE 20151021: Un capitolo dedicato ai media compara “Gawker” con il “New Yorker” e le “vecchie” testate giornalistiche, fornendo un’utile riflessione anche su altri argomenti. Cibo per la mente!

Criptare con emacs

Al giorno d’oggi si hanno tanti account, con tante password. Più una password è diversa dalle altre meglio è. Ma come proteggerle, evitando di segnarne sempre il meno possibile? Sotto MacOSX c’è il Keychain, ovviamente incompatibile con windows e linux.

Grazie a questo articolo, ho scoperto che emacs ha una serie di integrazioni con i meccanismi di criptazione a chiave pubblica e privata. As usual, emacs wins :)

 

Mastering clusters of Unix machines part2: the right tools

After working with unix for years, we noticed it is difficult to get a very uniform approach to unix management.

Often different Linux distributions share very little, configuration is different every time. Worst, some good unix tools (like cron, syslog, etc) can be used in a distributed environment, but are very difficult to configure, very user unfriendly and so on.

OpenPKG is a very clever stuff, because enable you to  install multiple copies of the same software with minimal effort.

CFEngine is  “an automated suite of programs for configuring and maintaining Unix-like computers.”

One of the strong ideas, is the cfengine ability to “self-repair” configuration, which brings with it the idea of “live” system.

On the FAQ we also read:

Cfengine does not inflict a model on you like most other tools for configuration. But it does inflict a security principle on you. Computers running cfengine never have to give up their autonomy to be part of a configuration collective. Pushing information to cfengine is strictly disallowed. Most users agree that this has kept cfengine users secure over the years.

Looking at “Automating UNIX and Linux Administration” you can find a deep description of these tools.

An older tool is kanif.