L’avvocato del diavolo: Fini, la tartaruga con la memoria corta

L’onorevole Gianfranco Fini ha impiegato 3 mesi (da Agosto a Novembre) per sfiduciare il governo di cui fa parte. Cosimo Palazzo in un intervento all’ assemblea dei segretari di circolo del pd ( http://www.youtube.com/watch?v=mYSRKcmYo2g) ha parlato di mediocrità politica, commentando le recenti vicende della maggioranza. Con rammarico devo osservare che Fini, invece di rappresentare una novità significativa, si staglia sulle rovine dell’impero più come un avvoltoio, che come un politico nuovo e fresco.

Vediamo perché.Il cinque novembre, il direttore del Corriere della Sera, Ferruccio de Bortoli, intervistato da Daria Bignardi alle Invasioni Barbariche, ha giustamente fatto osservare che Fini è stato tutt’uno con la linea di Berlusconi per oltre 14 anni.
Aggiungo io che Fini ha avvallato l’attuale legge elettorale, fatta in fretta e furia sei mesi prima delle elezioni di fine mandato.
E ora Fini pretende di creare un partito che guardi al futuro, e che sia l’apice della evoluzione della destra italiana. Peccato però che non abbia spiegato subito (tra Agosto e Ottobre) i punti di un programma, ma abbia preferito fare una conta politica al fine trovare i numeri per far cadere il governo.

Buon per lui, anche se è difficile capire dove potrà andare: non augurerei una coalizione con Rutelli e Casini nemmeno al mio peggior nemico, e vi spiego brevemente perché.
Sia Rutelli che Casini sono figli di quella modalità da “larghe intese” e melassa politicha che Berlusconi ha polverizzato negli ultimi dieci anni. Rutelli è un ex radicarle, ex candidato del centro sinistra, che poi si è auto-segregato in un micro partito, lamentandosi di aver sempre “mangiato pane e cicoria”.
Un uomo che ha votato contro una legge moderna per la procreazione assistita: insomma un individuo che da trasgressivo e radicale è diventato ultra-conservatore, un campione del cattolicesimo difensivista.
Casini è “una persona per bene”, che se potesse ci farebbe tornare al medio evo; in atti e parole è una restauratore del grade centro, del partito in cui è cresciuto: la Democrazia Cristiana (paura e turbamento!)
Insomma Fini si accompagna a due persone che sicuramente non hanno la più pallida idea di cosa voglia dire far progredire l’italia, ed anzi fanno apparire Berlusconi progressista. Nel frattempo, in questi ultimi quattro mesi l’economia italiana, già lenta, ha tirato il freno a mano. La politica di super-tagli di Tremonti, giustificabile in altri contesti, ci farà sempre di più scivolare nella recessione. C’è da dire che nessun politico riesce a dire in modo semplice che cosa vuole fare, tanto sono confusi dalla complessità dei problemi che ci si pongono davanti: e su questo un tatticista come Fini riesce ad emergere con un vuoto di proposte ben calibrato.
E simmetricamente viviamo in un paese meno libero (checché ne dica Mentana Enrico), dove la Marcegaglia chiede a Confalonieri di fermare articoli diffamatori del Giornale (invece magari di raccontare tutto ad un giornalista della Repubblica, per dare pan per focaccia).
Ora in molti vogliono cucinare allo spiedo super Silvio, e speriamo che questo non lo renda più simpatico a quel 30% di elettori che storicamente, ricordiamocelo bene, vota per simpatia…..

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