Questa strana crisi

La crisi dei mercati che stiamo vivendo è tutta particolare.

Da un lato, ci sono continui crack finanziari, accompagnate da pericolose oscillazioni delle aziende. Dall’altro, osserviamo che i consumi stanno rimodulandosi verso il risparmio, ma la gente continua a spendere.

Analizziamo la crisi finanziaria servendoci di qualche esempio

  • Pochi mesi fa, la stabilità di ING Direct era in pericolo, anche se la notizia non è rimbalzata oltre i confini dei giornali specialistici. A fine ottobre  l’ 8.5% di ING Direct è stato statalizzato, scongiurando una crisi che avrebbe minato la credibilità di molte banche. Se anche solo la notizia di una possibile instabilità di ING fosse trapelata nei giornali “popolari”, sarebbe scoppiato il panico. Questo non ha impedito ai fondi di ING di scivolare sempre di più verso il basso:

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A Gioorgi.com avevamo già seguito questa tragica caduta, cercando di condirla con un pò di ironica rassegnazione.

Tra le buone notizie, che stimolano i consumi ci sono sicuramente:

  • Un abbassamento generalizzato del tasso di interesse, operato dalla BCE:

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  • Un effetto deflazionario, che benché non incoraggiante consente di operare ancora sui tassi di interesse, riducendoli se necessario. Al momento l’effetto deflazionario non ha ancora mostrato i suoi effetti negativi, ma solo positivi, come ci mostra il punto seguente.
  • La riduzione delle tariffe di gas ed elettricità.
    In generale,  l’abbassamento del costo delle materie prime è una spia del fatto che la produzione industruale è in frenata. Siccome questo fenomeno è generalizzato, può avere effetti positivi sui consumi. Inoltre i costi delle materie prime si erano alzati per la speculazione di alcuni fondi pensioni americani, alla ricerca di diversificazione  (questo punto è stato sviscerato da una puntata di “Report” circa un mese fa [1]). Il fatto che ora queste quotazioni  stiano tornando a valori più vicini al prezzo che è disposto a pagare il comparto industriale fa ben sperare per una ripresa dell’economia.
  • I consumi alimentari hanno registrato un andamento molto positivo, con oltre 3 miliardi spesi: per averne un riscontro, consultate i servizi apparsi sul Corriere e sui telegiornali nazionali.

Urlare ai quattro venti il rischio deflazione è quindi allarmistico: c’è una minaccia potenziale, che per ora non si è tramutata in un pericolo.

Conclusioni

E’ molto importante sottolineare che almeno fino a questo momento, il comparto industriale non mostra evidenti segni di peggioramento, né vi sono prove che tale crisi  sia correlata strettamente alla crisi finanziari. Può essere stato acuito da quest’ultima, nello stesso modo in cui un mal di schiena può peggiorare la prestazione fisica di un tennista. L’economia Italiana (ed Europea) era già in frenata prima dell’autunno 2008, per cui non si può pretendere né che gli indici economici siano in ripresa né che il comparto automobilistico non accusasse i colpi di una contrazione della domanda del settore.

Un discorso diverso va fatto per gli Stati Uniti d’America, dove l’aumento della disoccupazione è legato alla crisi finanziaria in atto: ma Obama sta già lavorando da più di un mese su questi argomenti, e si vedrà la sua bravura da quello che riuscirà a fare nei prossimi cento giorni.

Riferimenti

[1] Leggiamo sul sito di Report:

[…]E’ la bolla delle materie prime del 2008, che deriva dalla bolla delle case del 2004, che deriva dalla bolla della finanza del 2002, che deriva dalla bolla delle azioni del ‘99 e che oggi alla fine sta collassando.[…]

[2] Le tariffe italiane nel settore _TLC non sono poi così male

Crisi delle banche mondiali

Nell’ultimo mese si è molto parlato della crisi che ha investito il mercato finanziario, e nonostante le già pessime performance di alcuni prodotti, la situazione sta leggermenete  peggiornado.

A Gioorgi.com abbiamo deciso di attendere prima di pubblicare questo articolo. Difatti, benché molte delle riflessioni qui contenute fossero già maturate a fine settembre, i continui ribassi di borsa e il panico da insolvenza rendevano difficile anche una valutazione “a caldo” della situazione.

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