Un paese senza opposizione

Le dimissioni di Veltroni annunciate questo mercoledì fotografano un Italia tutta particolare:

  • Per dimettersi da leader dell’opposizione, è necessario subire due sconfitte (politiche in Italia e amministrative in Sardegna) non una. Mi dispiace per Veltroni, ma oltre a non capire come affrontare Berlusconi, non si è nemmeno accorto in tempo che doveva dimettersi. Un ritardatario cronico.
  • E’ diventato normale usare il pugno di ferro sugli immigrati, salvo accorgersi poi che sono loro a costruire (in nero) le nostre case.
  • Le posizioni più reazionarie della Chiesa Cattolica sembrano progressiste se confrontate con il programma di governo.
    E si può dire tutto della religione cattolica, tranne che sia più avanti dei tempi.
  • Per giorni si è parlato di cronaca ed etica (eutanasia e stupri), ma quasi nessuno fa notare lo stupendo governo di destra sta inanellando disastri economicio-recessivi uno via l’altro.
    E la ragione è semplice: oggi in Italia si propone il carcere ai giornalisti se pubblicano le intercettazioni. Immaginate cosa succederebbe se dicessero che Silvio ha sbagliato qualcosina di “futile” come la politica economica.
    Hanno addirittura paura a spettegolare sulla Carfagna e sul suo presunto rapporto sentimentale con il primo ministro.

Ora vi chiedo: siamo proprio sicuri che di questo passo non perderemo qualcosa che è parte della nostra identità nazionale, ricevendo in cambio poco o nulla?

Non ci stiamo perdendo qualcosa d’altro, di più importante, oltre all’opposizione?

Silviando

Silviare: sfruttare in modo strumentale un evento pubblico che ha un grande richiamo mediatico, per ottenere un risultato politico non direttamente correlato.

La vicenda di Eluana Englaro ha mostrato ancora una volta l’intelligenza e una capacità speciale del nostro primo ministro (Silvio Berlusconi). Il grande B ha sfruttato una vicenda personale (la sofferenza per una figlia in coma da venti anni) per porre sul tavolo la modifica della costituzione.

Per arrivare a tanto, Silvio ha inscenato un tentativo di “salvataggio” utilizzando in modo strumentale un decreto legge. Il presidente della Repubblica Napolitano ha sollevato un dubbio di costituzionalità, bloccando di fatto un pasticcio. La conclusione è stata che Silvio ha potuto dire che “ci hanno impedito di salvarla”, ponendo sul tavolo una questione politica (“la costituzione va riformata”) che poco aveva a che fare con il caso umano (e lo strazio) che la vicenda di cronaca si porta dietro.

L’obiettivo di Silvio è cambiare la costituzione, dopo che il primo tentativo è andato a vuoto per via del referendum popolare che ha respinto le modifiche: dal modo spregiudicato  in cui persegue lo scopo, vuol dire che la questione merita la nostra attenzione.