Stasi irreale

E’ un momento irreale in Italia e nel Mondo, in questo periodo.
Personalmente sono in smart working dal 27 febbraio, come la maggior parte dei miei amici che lavorano nell’IT o nel campo dei servizi.

Siccome le giornate stanno diventando tutte uguali, perfino gli weekend sembrano uguali al lunedì se si eccettua che non si lavora al PC, diventa difficile anche ricordarsi da quanto tempo si è in questa condizione.

In queste settimane abbiamo avuto un po’ di tutto: litigi stato-regioni (che continuano in modo un po’ arido), una esagerata stigmatizazzione dei “Runner” e dati a casaccio.

Iniziamo col dire che i report giornalieri della protezione civile sono encomiabili ma rischiano di riportarci nella “infodemia” cioé un eccesso di informazioni tossico che alimenta la confusione.
E l’Italiano, nella confusione ci sguazza decidendo in “autonomia” se: stare a casa, fuggire al sud, andare nella casa in montagna, ecc.
Da questo punto di vista mi sento di dover fare un appunto al governo Conte, perché i vari decreti legge sono stati inizialmente vaghi su cosa si potesse fare o meno, e solo verso li 23 marzo si è giunto ad un lockdown più chiaro anche se forse più duro e meno appetibile ai più.

I governatori delle Regioni hanno iniziato a polemizzare su tutto, fino a chiedere misure ancora più dure.

D’altro canto, e volendo mettersi nei panni belli stirati di Conte, la dimensione del problema non era chiara dall’inizio e ci è esplosa tra le mani.

L’approccio “incrementale” di Conte è politicamente ineccepibile. Non abbiamo abbastanza soldati per presidiare le città, ed impedire ai più di uscire di casa.
Visto il livello di infettività di questo virus, basta che poche persone non rispettino l’isolamento per trasformare tutto in un caos: e questo porta a confusione.

La pressione sugli ospedali continua, ma sembra che il picco sarà raggiunto entro la fine di questa settimana.

Nel frattempo bisognerebbe organizzarsi per fare tamponi a tappeto, come si è fatto in Corea, per perimetrare l’avanzata del Virus.

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