Quando tutto ebbe inizio
Credo sia successo nel 1985, quando avevo undici anni. Il Vic20 era uscito nel 1981 in America, e lo vidi per la prima volta a casa di un mio zio in una estate del 1984 circa. Doveva costare intorno alle 200.000-230.000 lire (!). e uno stipendio decente doveva stare sul milione/milione e mezzo di lire.
Ricordo ancora che il Vic20 era venduto nei grandi magazzini e anche nei negozi di ottica / fotografia (!) il che contribui’ a trasformarlo in un oggetto “comune”. Fu in uno di questi negozi che mi accolse con uno stupendo
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appena provai a digitare qualcosa. Si doveva trattare di un negozio della catena Coeco, che in teoria vendeva elettrodomestici come lavatrici o aspirapolveri.
Ai tempi i computer erano considerati oggetti complessi da usare, ma per fortuna io ero stato folgorato sulla via di Damasco, quindi riuscii a convincere mia madre a comperarmene uno. L’ordine richiedeva un po’ di tempo, per cui ricevetti prima quattro cartucce gioco, che rimirai con mia sorella per i quattro mesi che mi separavano dalla consegna del “Vic20”, prevista intorno a Natale.
Ricordo distintamente che ero ancora alle elementari quando attendevo trepidante il suo arrivo, che avvenne nel natale del 1983. Mia sorella, che avrà avuto cinque anni, passo’ la notte a tentare di riempire lo schermo di cuoricini. Lo stesso zio, mi regalo’ il registratore qualche mese dopo (registratore che costava ben 50.000 lire).
Feci la mia prima consulenza a 11 anni, andando a casa di un mio amico delle medie che aveva anche lui il mitico Vic20, e spiegai al padre quello che sapevo. L’anno dopo alle medie eravamo divisi in fazioni: chi il Vic20, chi il C/64, che il C/16, ecc e ognuno con le sue idee su come farli funzionare. Alle medie ci scambiavamo i giochi su cassetta, e mi ricordo che l’edicola era la mia fonte di riviste, articoli e piccoli libri della editrice Jackson, da cui apprendevo il misterioso funzionamento dei Computer Commodore.
Le riviste avevano nomi ben poco studiati, vista la scarsa diffusione dell’inglese. Tali nomi in sostanza si rifacevano ai messaggi che emetteva il Commodore: “Press Play on Tape” era un classico, tanto per intenderci.
Durnate il liceo classico imparai il Turbo Pascal ed il Linguaggio C da auto didatta, sui libri della McGrawHill, mentre facevo qualche piccola consulenza in Access o Excel per un imprenditore che stava nel sottoscala del mio palazzo (dove imparai un minimo le macro di MS-Access 1.0).
Da cosa derivava il fascino dei computer Commodore?
Ad una prima occhiata, un C/64 o un C/16 out of the box potevano essere usati solo per giocare: difatti senza nessun’altra periferica non era possibile memorizzare i programmi. Se al costo di un C/64 si aggiungeva un monitor decente, una unità a disco (che costava più dello stesso C/64) e una stampante, si arrivava ad una cifra rilevante (e senza contare il costo del software per farci poi qualche cosa…).
Pero’ i computer Commodore erano venduti nei grandi magazzini, e non nei negozi specializzati.
Rispetto alle console giochi del tempo, i Commodore erano dei vericomputer, con un manuale molto curato e una vera tastiera. Il manuale esplorava tutte le feature più rilevanti, e conteneva dei programmi dimostrativi, incluso anche qualche minuscolo gioco.
Per cui ti davano la possibilità di immaginare qualcosa di diverso.
Il lettore a cassette aveva un costo contenuto (sulle 50.000 lire) e i supporti (le audio cassette) erano a buon mercato. Inoltre le audio cassette erano assai più solide dei floppy.
Oltre. a questo, poiché erano privi di parti elettromeccaniche, era impossibile rompere un C/64 semplicemente programmandolo (1) e questo ti dava immensa libertà: sapevi che non si poteva “rompere” sperimentando, e questo era esplicitamente detto nel manuale del Vic20. Il massimo che poteva succedere era che si poteva bloccare (benché come abbiamo visto il tasto RUN/STOP+RESTORE potesse quasi sempre risolvere il problema, ma vi rimando all’articolo per i dettagli).
Il BASIC V2 era forse il peggior linguaggio di programmazione che si potesse usare per tirare su una nuova generazione di sviluppatori software, ma era molto semplice da capire e soprattutto possedeva una modalità “interattiva” che alcuni linguaggi (come il Pascal o il C) non hanno mai avuto.
Era cioé possibile digitare un comando e vederne subito il risultato, prima di inserirlo in un vostro programma. Si poteva modificare variabili o esplorare gli effetti di alcune azioni. Tutti i linguaggi moderni (come JavaScript) dispongono di tale “console” ma ai tempi non era cosi’ scontata.