Le regole, gli Italiani, e le leggi al tempo del Covid

Anni fa lessi un brano di un libro di Jacques Le Goff chiamato “Il medioevo in Italia” che, se la memoria non mi inganna, diceva grosso modo questo.

Alla caduta dell’impero romano (476 d.C.) è cambiato il mondo per la nostra penisola. Il Medioevo ha portato in Italia la nascita di città stato piccole e frammentate. Questa “atomizzazione” si è attuata solo in Italia, mentre nel resto d’Europa si sono formate sempre regioni più grandi e stabili.  Perché e che conseguenze ha avuto nella vita e nella cultura del “popolo”?

Il cives romano viveva sostanzialmente in un sistema (l’impero Romano) in cui era garantita una enorme sicurezza: i Romani facevano rispettare le leggi con il pungo di ferro, e la giustizia era certa (basti pensare al processo a Gesù Cristo, che pur predicando pacificamente un po’ fastidio dava e fu prontamente processato… e stiamo parlando della periferia dell’Impero, mica di un fatto avvenuto nella penisola italica).

In molte commedie romane, quando un signorotto prova a portarsi a letto la promessa sposa quindicenne di qualcun altro, se arriva il fratello di lei, soldato romano provvisto di gladio, tutti si danno subito una calmata (una trama che a Manzoni avrebbe tarpato le ali…).

La caduta dell’Impero genera invece fortissime incertezze. La penisola verrà invasa da diversi popoli in tempi diversi, e questo fenomeno non si arresterà praticamente mai per tutto il Medioevo, per cui almeno fino al 1492.

Questo fenomeno è certificato dal fatto che ogni città minimamente grande in Italia ha un castello, un sistema fortificato di difesa, segno del fatto che doveva difendersi da tutto quello che stava al suo esterno.

Dante certifica l’odio che c’era all’interno della stessa città, divisa in fazioni (mori a Ravenna, e si mantenne scrivendo la Divina Commedia). Immaginatevi tra città!

Facendo un salto quantico, nel libro sui Borgia Dumas ci descrive un mondo in cui ogni volta che veniva espugnata una città, il reggente messo a governarla diventava un mini-dittatore di uno stato libero, che non riconosceva più il suo superiore, fosse l’imperatore di Francia o il Papa (e Cesare Borgia faticava non poco ad unificare il solo centro Italia in questo contesto assurdo: stiamo parlando di un territorio minuscolo in confronto ai land tedeschi, francesi o spagnoli).

In questi mille anni nasce l'”Italiano”, una persona che deve arrabattarsi in un mondo instabile, in cui gli imperatori che comandano si succedono spesso, ogni tanto si sta alla periferia degli imperi germanici o francesi e quindi bisogna fare buon viso a cattivo gioco. Non si è mai in posizione di forza, bisogna rispettare delle leggi spesso mal pensate o peggio impossibili da applicare ai micro-mondi Italiani.

Si può mantenere una certa stabilità formando delle corporazioni forti, e sembrando più potenti di quello che si è. Apparire forti  è più importante di esserlo veramente.

In questa realtà la legge diventa spesso una specie di “optional” per l’italiano medio. Ogni straniero noterà che in Italia ci sono due tipi di avvisi (se glieli traducete): le azioni “vietate” e quelle “severamente vietate”.

Come se le azioni “vietate” potessero essere in effetti infrante in alcuni casi…e su questo abbiamo esempi non tanto lontani nel tempo.

Ovviamente un tedesco (o un inglese) non capiscono questa differenza…ma da noi serpeggia nel lessico della burocrazia!

Ora facciamoci tutti una domanda: nessuno ci vieta di partire per le feste questo weekend e di tornare il sette gennaio, ma è un atteggiamento razionale, visto il rischio di espandere ancora di più la pandemia? Oppure anche se non ce lo vieta nessuno, è sensato fare la cosa giusta per tutta la comunità, anziché solo dal nostro punto di vista?

 

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