I dati della crisi

In un articolo del corriere della sera del 19 novembre 2008, leggiamo un inciso che dà un’idea della crisi in atto. Si riporta una discorso del ministro del Tesoro Henry Paulson (grassetto nostro):

Paulson […] ha spiegato che, anche se la crisi rimane grave, non è cosa da poco che il sistema sia sopravvissuto a una spaventosa distruzione di ricchezza. Ed ha fornito un dato impressionante: le istituzioni che nei mesi scorsi «sono fallite o hanno vissuto una situazione che equivale a un fallimento», e cioè Bear Stearns, IndyMac, Lehman Brothers, Washington Mutual, Wachovia, Fannie Mae, Freddie Mac e il colosso assicurativo Aig, all’ inizio del 2008 avevano un patrimonio complessivo di 4,7 trilioni di dollari: una cifra pari a due volte e mezzo il Prodotto interni lordo dell’ Italia. Una ricchezza andata quasi completamente in fumo.

Vedi “Negli Usa è rivolta contro i salvataggi” sul Corriere della Sera per approfondire.

Unicredit ha pubblicato a inizio novembre una press release introducendo il progetto “Impresa Italia”

La qutoazione di Unicredit ha iniziato a “sganciarsi” dall’indice S&P da fine settembre:

Confronto Unicredit (blu) e S&P MIB
Confronto Unicredit (blu) e S&P MIB

Confrontando questi dati con Intesa, vediamo che l’andamento delle due banche è molto simile, e anche Intesa benché abbia retto meglio, si sta al momento sganciando dall’indice S&P (in rosa)

Intesa Unicredit e indice S&P
La crisi c’è, ma è dannoso e semplicistico gridare al panico in questo momento. Le perdite di valore in un intervallo temporale di sei mesi sono riassorbibili in tempi comparabili; il fatto che questa situazione impatti in modo uniforme sulle due più grandi banche italiane fa capire che c’è una pressione sull’intero sistema del credito.
Con il costo del denaro così basso, è forse il momento giusto per iniziare una nuova attività…o pensare di comperare una casa…

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