Il fondo che va a fondo

Normalmente Gioorgi.com non è un sito dedicato alla illustrazione degli errati investimenti della Redazione.
Però l’andamento del Fondo Arancio di ING Direct è così fallimentare, così stupidamente deprimente che ci incita ad una concisa discussione sui meccanismi dei fondi, in modo semiserio.

Poiché tra i fondatori di Gioorgi.com ve ne è uno che ha contribuito al design del backend su cui si basa l’interfaccia di compravendita fondi (=Giovanni), ci siamo sentito molto in colpa quando abbiamo visto questo grafico:

 

Andamento del fallimentare fondo arancio
Andamento del fallimentare fondo arancio

Come si può osservare dal diabolico grafico, il fondo ha iniziato a veleggiare tranquillamente intorno ai 53 euro a botta. Giovanni, da bravo tester e risparmiatore è arrivato ad acquistarne qualche modesta quota, per un prezzo di carico medio intorno ai 55 euro. Ha continuato fiducioso nel mercato anche durante la caduta a picco del titolo, che ha iniziato a verificarsi intorno al novembre 2007.

Poiché il titolo stacca una cedola ogni giungo, il Gio credeva che di lì a sei mesi la bufera sarebbe passata, ma per sicurezza ha smesso di acquistare titoli, visto che la crisi dei mutui subprime stava iniziando a insospettirlo. 

E ha fatto bene. 

(Piccola digressione: è naturale che il fondatore di Gioorgi.com sia incensato a dovere sul suo blog ufficiale).
Cammina cammina, il titolo ha avuto un tracollo-slavina in poche settimane, passando da uno sconfortante 47 ad un vergognoso 43 per poi scendere su un tragico 39, non senza aver toccato una punta di crisi nera con un bellissimo 37.

Avendo investito quattro soldi Giovanni può permettersi di lasciarli lì, anche se essi al momento hanno perso bellamente il 30% del loro valore (difatti 55*0,70 si avvicina al fatidico valore corrente). Investire in un carrettiere di marmo ubriacone nei pressi di Carrara avrebbe comportato meno rischi.

L’aspetto più pernicioso non è il rischio connesso, ma la qualità dello strumento finanziario. Mi spiego meglio. Quando andiamo a comperare una Fiat Punto, sappiamo benissimo che i suoi pregi sono inferiori a quella di una fiammante Alfa Romeo 159. Allo stesso modo però, un comodino ikea da 400 euro ha un valore ben superiore del modello da 90 euro della stessa azienda.
Però tutti questi prodotti soddisfano degli standard minimi percettivi ben definiti: nessun comodino da quattro soldi si è mai aperto in due appena estrai il cassetto. Magari si scollerà un pò se è fatto di merda, ma non si sfascerà del tutto subito.
Ho intenzionalmente fatto esempi di prodotti con uno standard qualitativo molto ben defintio, anche se non necessariamente comparabile.

Per i prodotti finanziari di categoria fondi non sembra essere così. Non esistono criteri solidi di qualità.

Vengono presentati o prodotti obbligazionari assolutamente sicuri (come una macchina senza motore: non si muove e quindi non c’è rischio che vi lasci a piedi) oppure prodotti più o meno rischiosi, che però in realtà franano tutti allo stesso modo.
Non sto quindi dicendo che il “dividendo arancio” sia male.

Sto dicendo che la qualità dei gestori è a gradualità troppo bassa, e quindi questo porta alle crisi ciciliche a cui assistiamo.
Ho avuto modo di vedere come funziona il back office di una banca “vecchio stile Italia80”, poco più grande di una banca rurale, e all’idea che degli sbarbatelli 25enni, freschi di laurea, comprino e vendano quote del fondo per cui si pagano laute commissioni di gestione, sembra osceno.
Sappiamo che questi sbarbatelli seguono direttive precise, ma il Cliente paga un servizio in percentuale dei risultati, e in proporzione ad un bene fisico, il Cliente in realtà si sta “abbonando” ai servizi dell’ufficio backoffice; ma tale ufficio ha un età media inferiore a quella della maggior parte dei suoi sottoscrittori.

Non solo, ma nessuno ci ridà dei soldi se questi tizi si fumano i nostri risparmi in modo troppo allegro, mentre se il mio cellulare esplode mentre lo uso, posso chiedere i danni alla Nokia.

Insomma, comperare fondi è come comprare pere da un fruttivendolo di quindici anni.
Magari sono buone, ma si presentano molto male.

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