La versione di Mike

Ho avuto modo di leggere “La versione di Mike”, la biografia “autorizzata” di Mike Bongiorno, scritta a quattro mani con il figlio Nicolò. Questo piccolo grande libro mi ha fatto fare diverse riflessioni. Mike Bongiorno è nato nel 1924, ed è morto nel settembre del 2009, a ben 85 anni di età.

Iniziamo col dire che il libro è leggero ed immediato, scorre via molto velocemente e ricorda moltissimo il modo di parlare di Mike Bongiorno. Mike racconta la sua vita per episodi, anche se sembrano più “esempi di vita”, ecco perché: Mike ci illustra ciò che vive e prova, e quando inizia a parlare di un episodio poi finisce per parlare di altro, facendo quelli che potremmo dire voli pindarici.

Il testo trasuda di umanità, e ci presenta un Mike Bongiorno inedito a tutti quelli che, come il sottoscritto, lo hanno conosciuto da piccoli all’inizio degli anni 80; Mike Bongiorno era già nel “giro” dal 1954, e si può ben dire che la TV italiana, sia pubblica che privata, deve a lui moltissimo.

Tra le cose che potete scoprire su Mike Bongiorno citerò soltanto il fatto che ha rischiato la vita in un campo di concentramento, che negli anni 60 era un insospettabile playboy e che grazie alla sua vocazione giornalistica ha avuto modo di conoscere le persone più famose del mondo delle spettacolo, oltre ad essere ricevuto in via privata da Papa Giovanni Paolo II.

Mike amava andare in barca a vela, fare immersioni subacquee e sciare. Il popolare autore televisivo ci mostra nel libro il suo lato sportivo, e sostiene di aver praticato moltissime discipline, e di essere stato anche un discreto  fantino. Infine è una delle poche persone che può vantare di aver ricevuto una fuoriserie direttamente dalle mani del grande ingegner Ferrari!

Ma ci sono altri aspetti interessanti della personalità di Mike Bongiorno. Umberto Eco scrisse un famoso pamphlet chiamato “Fenomenologia di Mike Bongiorno”. In tale testo Umberto Eco prende di mira la presunta mediocrità di Mike Bongiorno, non campendo di commettere un errore madornale.

Mike Bongiorno nel 1954 arriva in Italia, dopo aver vissuta l’esperienza della guerra e non aver potuto accedere all’università per l’opposizione del padre, che preferiva si desse subito da fare lavorando. Dopo alcuni anni in cui si barcamena tra due radio, riesce a strappare un contratto per andare un anno in Italia, per svolgere una trasmissione radio on the road (!). Nel 1954 Mike gira l’Italia in lungo e largo e questo gli consnte di sintonizzarsi con un paese in grande cambiamento.

Forte di questa esperienza Mike inizia a diventare presentatore per la nascente RAI, e il suo linguaggio schietto, diretto e privo di congiuntivi è l’ingrediente giusto per diventare accessibile ad un vasto pubblico, spesso analfabeta o comunque con scarsa cultura.

A quel tempo non esistevano società come la Endemol, ed era compito del presentatore scegliere e poi cercare di rendere i concorrenti dei quiz meno “imbalsamati” e più fotogenici possibile; tutto questo tenendo presente che la TV aveva tempistiche più rapide e frenetiche rispetto alla radio.

E Mike in questo si dimostra un asso, non si fa mai abbattere dalle difficoltà, dalla supponenza dei funzionanri statali della RAI o dalle continue gaffe che i media gli rimproverano.

In questo modo diretto di ragionare ed approcciarsi si trova in particolare sintonia con Silvio Berlusconi, che si servierà della stessa felice intuizione per entrare in politica.

Insomma Mike Bongiorno in un italia pre-urbanistica e post-contadina come era quella del 1960 si è dimostrato un grande innovatore, mentre personalità significative come, per esempio, Umberto Eco e  Nanni Moretti non hanno mai saputo entrare in contatto con il grande pubblico in modo così massiccio.

Mike è conosciuto sia dai professori universitari che dal “popolino” e proprio per questo è l’imbonitore perfetto, tanto che anche ora pochissime generazioni di presentatori riescono a fare le televendite in quel  modo naturale e  surreale a cui ci ha abituato per tutto il 1980.

Tutto condito con un po’ di sfrontatezza, ingenuità e fantasia.

Per finire, tra le cose da ricordare c’è  il fatto che la famosa gaffe con la signora Longari non fu mai pronunciata, come sostiene sia Mike sia l’ottimo Paolo Attivissimo, che ha tracciato l’intera leggenda metropolitana.

Un libro da leggere in questi freddi giorni di gennaio, insomma!

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