Che cosa ci ha insegnato l’iPod – Parte Prima

January 5, 2009
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This entry is part 3 of 5 in the series IT Economy

Grazie al periodo natalizio, pieno di Regali, la redazione di Gioorgi.com è riuscita a guardare da vicino l’Apple iPhone 3G, chiamato anche “Melafonino”.

Così abbiamo iniziato a fare una serie di considerazioni sull’iPhone e abbiamo tratto delle conclusioni interessanti.
In questo primo articolo inizieremo a parlare di iPod, per poi introdurre l’argomento iPhone in un secondo intervento.

Negli ultimi due anni e mezzo la Apple ha iniziato a trasformarsi da società venditrice di Personal Computer di fascia alta con una forte riconoscibilità, ad un a società che aspira a vendere apparecchiature avanzate di diverso tipo. Questo percorso è iniziato con l’iPod, ed è poi proseguito con l’iPhone. Si noti che questa strategia si è affinata nel tempo. Inizialmente l’iPod sembrava più un gadget per veicolare e rafforzare l’iTunes Music Store. L’avventura del negozio on line di musica era molto rischiosa: innanzitutto perché esistevano (ed esistono) già innumerevoli servizi similari, e poi perché il loro successo era risibile. Microsoft ha faticato non poco a entrare in questo mercato, e lo ha rafforzato con Zune solo dopo che l’esperienza della Apple era parsa convincente in quel di Redmond.

Le cause di questo successo ristretto sono molte:

  • La pirateria musicale su internet è la forma più diffusa di pirateria: per avere un’idea, essa nacque quando ancora esistevano solo i modem a 52-kbps, e proliferò proprio grazie al formato MP3, che consentiva di scaricare una canzone in meno di un’ora di connessione. Napster fu un grosso catalizzatore negativo per le major. Come conseguenza l’iTunes Music Store (iTMS) dovette iniziare a vendere canzoni a meno di un dollaro, per risultare appetibile.
  • I diritti musicali delle major erodono gran parte del guadagno dell’iTMS. Vi sono moltissimi articoli che paventano la morte di iTMS per questa ragione: ne riportiamo uno da wired di questo autunno ed uno da un sito apple-centrico, che risale al 2005.
  • Questo modello di business funziona ma è fragile: per esempio non sfonda con la pay per view. Per cui ne deduciamo che può funzionare da indotto ma non può vivere da solo. Per questa ragione la Apple ha prima introdotto l’iPod e poi lo ha trasformato in un prodotto di punta. Questa osservazione non  del tutto esatta poiché l’iPod è parte integrante del business di vendita della musica a pagamento sul negozio on line di Apple, ma questo aspetto come vedremo tenderà a diventare sempre meno importante.

La prima versione del’ iPod viene rilasciata nell’ottobre del 2001: si tratta di un prodotto costoso, ma che vanta un interfaccia innovativa (un disco tattile e un display B/N). Già allora include alcuni semplici giochi nella sezione “Extra”.

Benché costoso, l’iPod spopola per diverse ragioni:

  • l’iPod è essenziale: rispetto ai player concorrenti (per es Muvo della Creative) ha molte meno funzioni: niente radio né registratore vocale. Non aspira a fare altro che a riprodurre musica.
  • l’iPod si ricarica mentre è connesso al computer. La connessione è semi propietaria (FireWire, protocollo sponsorizzato da Sony e presente su pochi Pc nel 2001). Ma rispetto agli altri lettori a pile stilo, è geniale.
  • Il primo iPod ha una grande capacità e l’interfaccia Firewire lo rende più veloce dei lettori su USB 1.0.

Per cui  contiene più canzoni della concorrenza, non richiede pile e si caricano i brani molto velocemente.
Come conseguenza, l’iPod viene costruito per essere non smontabile. Questo aspetto è molto sottile. Da un lato questa caratteristica consente di ottimizzare i costi di produzione (può essere progettato come un “usa e getta”) ma dall’altro Apple invia un segnale chiaro alle major discografiche: “il mio sistema è corazzato e inviolabile…non è un lettore di potenziale musica pirata…”. Ovviamente questo non è del tutto vero, ma la suggestione a nostro avviso è potente per chi muove milioni con le vendite di Britney Spears e Madonna.
Le major discografiche  non vogliono  affidare le sue adore canzoni al primo lettore che capita o peggio a chi (come Sony o Creative) produce anche duplicatori di cd, registratori ecc.

Ecco come il mercato influenza l’iPod:

  • La Apple intuisce la novità dei podcasts (nati in realtà dai dj americani) e incorpora nell’iTMS una funzionalità di pubblicazione, notifica e sincronizzazione di questi elementi. La mancanza di una radio per un lettore che  è spesso usato in metropolitana non si fa più sentire, anzi: il podcast è molto più duttile per questo tipo di urban product
  • L’interfaccia FireWire inizia ad essere affiancata da una più duttile USB nel 2003. In poco tempo il mercato decreta che l’interfaccia FireWire perdente, ed essa scompare dagli iPod creati intorno al 2006.
  • Con Linux si inizia a far girare piccoli video su di un ipod pensato solo per visualizzare immagini (iPodLinux). La Apple intuisce l’onda del video musicali, e benché riluttante abilita questa funzionalità perfino negli iPod Nano (che come dice il nome sono ben piccolini per vederci un video…).
  • La Microsoft lancia Zune nel 2006: e allora la Apple agisce in modo shockante: abbassa il prezzo di tutti gli iPod, e migliora la durata della batteria e la qualità dei display. Il prodotto viene quindi raffinato ben oltre il dovuto.
  • L’iPod inizia a diventare una console giochi: la Apple rilascia ad alcune major un kit di sviluppo, ma controlla il processo in modo un pò asfittico. I giochi vengono venduti a prezzi assai competitivi: appena 5 dollari, meno del costo di un CD nell’iTMS.
  • La nascita di iPod Touch e iPhone porta la Apple ad aprire il mercato della applicazioni. Questa mossa anticipa il mercato, e crea un ciclo virtuoso che ricalca le orme da cui nacque il podcast.
  • E’ notizia di ieri che iTunes si libererà della protezione DRM da Marzo. Sembra che Apple abbia negoziato questa concessione diversificando i prezzi sull’iTMS. La ragione è evidente: proteggere la musica è un costo spurio per Apple. Difatti l’accordo con la Major prevede che esse si possano rivalere direttamente su Apple se il meccanismo di protezione (“Fair Play”) viene violato. Per cui a fronte dei guadagni dell’iTMS, Apple deve mantenere aggiornato il sistema di protezione, e lo sviluppo di questo software è costoso, soprattutto perché molti hacker trovano sempre un modo per violarlo (Fair Play ha subito parecchie revisioni nel tempo). Il mercato sembra dirci  che la protezione della musica è antieconomica, se il costo di acquisto della stessa è basso.

Conclusioni

Si dice che durante il lancio di Zune “podcast” fu una parola bandita nei blog dei dipendenti Microsoft. L’azienda di Redmond suggerì di usare il termine “AudioBlog” perché il termine podcast ricordava troppo da vicino l’iPod.

Da un articolo della Cnn del gennaio 2008, abbiamo trovato questo grafico che esemplifica il successo dell’iPod:

shrinking-ipod

Un prodotto che raggiunge il 70% del mercato è certamente un successo che ha da insegnare qualcosa a tutti noi.

Tra una settimana, il secondo articolo tratterà in modo diffuso l’iPhone

Riferimenti

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3 Responses to Che cosa ci ha insegnato l’iPod – Parte Prima

  1. Valerio on January 11, 2009 at 23:10

    Articolo interessante, aggiungerei solo una cosa: un'altro dei motivi per cui Apple vuole togliere il DRM da iTunes e' che esso e' detestato dai propri clienti e questo non va bene per una societa' che progetta con estrema attenzione i propri prodotti proprio per generare entusiasmo nei propri clienti.

  2. […] Nel primo dei nostri articoli abbiamo analizzato in modo dettagliato il successo dell’ipod. Vogliamo ora prendere in considerazione il caso dell’iPhone, che sta riscuotendo un buon successo e che nato (quasi) dal nulla è diventato un prodotto vincente. […]

  3. Giovanni Giorgi on January 13, 2009 at 10:32

    Sante parole. L'attenzione per i clienti è una delle caratteristiche di Apple. Si ricordi che per l'abbassamento repentino del prezzo dell'iPhone, Apple decise di dare un buono del valore di 100 dollari a tutti coloro che lo avevano acquistato con il precedente prezzo maggiorato.

    In altri mercati (come quello dei PC o delle automobili) capita spesso che un bene si deprezzi da un mese all'altro in modo significativo, anche senza modifiche sostanziali al prodotto (si pensi alle "incentivazioni" nel settore automobilistico)

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