Skip to content


Evitare il body rental per migliorare i profitti

Nel campo dell’IT italiana, si definisce “body-rental” la pratica di alcune società X di “affittare” delle persone ad altre società di consulenza Y che poi le impiegano presso dei grandi Clienti.

Tale affitto è attuato attraverso contratti a termine di durata tipica di 6 mesi, eventualmente rinnovabili.

Tale tecnica di affitto funziona perché a fronte di una cifra K pagata alla società X dalla società Y, quest’ultima riesce a rivendere la professionalità in esame ad una cifra maggiore, per esempio 2xK.

Poiché il costo del lavoro in Italia raddoppia a causa delle tasse, questa soluzione fornisce una marginalità più alta che non impiegando persone a tempo indeterminato della società Y.

La tecnica funziona se la società Y riesce a formare “in corsa” le persone, supportandole e orientandole opportunamente. La società Y dispone normalmente di account manager più capaci e di maggiore esperienza rispetto alla società X.

In alcuni casi le società X non sono altro che piccole realtà para-universitarie, spesso fondate dai professori, e sono serbatoio di competenze specifiche.

Questo modello sta iniziando a scricchiolare, a mio avviso, perlomeno in alcuni casi specifici.

Da un lato l’introduzione di lauree triennali ha favorito l’arrivo sul mercato del lavoro di profili con meno esperienza e know-how, e quindi ha aumentato il livello di incertezza sul tipo di preparazione che le varie società X riescono a fornire. Per esempio un laureato nel 1998 aveva in media 27 anni, poca esperienza di lavoro ma una solida preparazione teorica, atta a renderlo produttivo in un tempo ridotto.

Potrei citare ad esempio persone del tutto prive di know how Java, ma che riuscivano ad acquisire i concetti di base in appena una settimana, leggendo autonomamente le specifiche tecniche in inglese, senza neppure bisogno di fare un corso.

Adesso un laureato triennale si laurea un po’ prima (tipicamente a 25 anni), ma con una preparazione insufficiente per mantenersi costantemente aggiornato.

Dall’altro lato i clienti hanno iniziato a preferire i contratti a corpo, aumentando quindi il rischio per le società Y che devono essere molto più sicure dei risultati ottenuti.

Questo modello sta quindi erodendo in alcuni casi i margini di guadagno dei player in gioco, e rischia anche di fornire risultati sub-ottimali ai clienti finali, almeno in alcuni contesti.

Purtroppo la maggior parte di neolaureati (triennali e quinquennali) non viene assunta da grandi società Y, ma stazionano per qualche anno nelle società X, che strutturalmente non riescono a fornire loro una preparazione di livello accettabile. Quando poi acquisiscono esperienza e si è creata una selezione forte, vengono assunti dalle società Y a tempo indeterminato, poiché le società X non riescono ad offrire loro stipendi in linea con le loro aspettative.

Per cui le società X non crescono, mentre le società Y hanno poche persone fresche.

Questo modo di strutturarsi è funzionale da una parte al costo eccessivo di assunzione di una risorsa tecnica, dall’altro al fatto che la consulenza generalizzata, fino ai primi anni del 2000, era sempre redditizia.
Inoltre consente una strutturazione a “feudi” ricorsivi: ci sono diverse tipologie di società X1, X2, X3 e anche le società Y1, Y2, Y3 finiscono ogni tanto per body rental verso altre più grandi, in un mix molto dinamico.

La situazione non è ancora generalizzata, ma vi sono società medio-piccole che stanno tentando di spostarsi sullo sviluppo di “prodotti chiavi in mano” in modo da:

  1. Fornire ai clienti soluzioni a corpo, con canone di manutenzione e licenza annuale. Questo per soddisfare il mercato e mostrarsi recettivi.
  2. Sfruttare il prodotto come una “palestra”, un’entità dove tenere le persone e formarle finché non saranno pronte a fare consulenza vera e propria. Questo effetto collaterale è spesso sottovalutato, e invece andrebbe maggiormente valorizzato, poiché consente di “livellare” le competenze, garantire agli account manager determinate prestazioni, ecc
  3. Avere un mercato migliore, dove le società X non possono entrare, poiché lo sviluppo a corpo per loro è inimmaginabile. Certo esiste sempre la concorrenza di società Y molto grandi, ma avendo costi più alti il mercato è segmentato, e c’è quindi spazio per i player più piccoli

Purtroppo il modello “prodotto chiavi in mano” ha i suoi problemi ad essere applicato in Italia:

  1. Contrariamente al modello consulenziale standard, l’investimento deve essere pensato su un arco di almeno 5-6 anni. Difatti per almeno i primi quattro anni, il prodotto che si sta creando assorbirà più risorse di quelle che riesce a generare. Il modello consulenziale invece è in attivo fin da subito.
  2. In Italia grazie al “Fantafisco”, che causa cambi continui alle leggi tributarie, è impossibile fare un piano di investimento che si sviluppi su più di un anno, senza doverlo revisionare di continuo. Questo aumenta i costi spuri.
  3. E’ necessario avere persone devote solo allo sviluppo di idee di prodotto, sotto forma di demo per i Clienti potenziali. Questo aspetto è critico poiché esiste sempre il rischio di sviluppare un prodotto non conforme alle richieste del mercato, con conseguenze devastanti per il successo del progetto.
  4. La tecnologie principe in questo momento, Java, è molto poco adatta a lavorare con team ridotti all’osso: Java è estremamente verboso, e richiede molto lavoro di configurazione. Ancora peggio, fare una demo in Java equivale quasi sempre a scrivere il prodotto finito: difatti è difficile avere segmenti di codice “semi funzionante” a scopo dimostrativo. Linguaggi come php e python si stanno dimostrando più efficaci in questo ambito, ma sono poco diffusi in Italia.
  5. Le competenze necessarie per sviluppare un prodotto sono assai diverse rispetto a quelle che servono per formare un bravo consulente. La stabilità delle librerie, l’introduzione incrementale delle feature, un piano di progetto solido e stabile, sono caratteristiche difficili da trovare e assemblare in un singolo, costoso, progetto.

No related posts.

Posted in FareImpresa, economia. Tagged with .

One Response

Stay in touch with the conversation, subscribe to the RSS feed for comments on this post.

  1. alterpeople said

    CIao a tutti,
    come tutti voi non riesco ad uscire dalla mannaia del body rental.Ho lavorato per un noto istituto bancario italiano ( con fortissima presenza a milano )
    alla sezione security ( firewall , ids … per intenderci .. ) dopo essere stato preso per fare lo schiavo ,
    quindi tutto quello che gli altri non volevano fare toccava a me ( e passavo x 4 agenzie di rental … ).
    Dopo 1 anno circa mi son licenziato per andare a lavorare x altre socetà di consulenza … non ve lo dico proprio …
    dopo il lavaggio effettuatomi dal proprierario o meglio … mettermi in condizione che qualsiasi commessa sarebbe stata migliore che stare in sede mi hanno mandato in svizzera a lavorare per b-source ………….
    ……….
    non ve lo dico proprio … 1200 € per lavorare 8/9 ore al giorno con 4 ore medie di viaggio in un paese dove veniamo trattati peggio degli schiavi
    ( infatti la persona di nextira in presidio non vedeva l’ora che arrivasse qualcun altro per poter andare a fare altro x liberarsi del presidio esternalizzato già con un hop da b-source verso nextira che a sua volta riesternalizzava con ittime sa e ittime spa e team4 srl tutte la stessa socetà…).
    Sono scappato quasi subito.
    Ho lavorato 1 mese circa per ex netscalibur dove il 75% del personale non si capisce cosa faccia ed il restante 25% ossia
    il noc si fa un c. a paiolo.Preso per fare noc non mi aspettavo che mancasse la gestione dei processi di base , statistica pre e post mortem ( tipo cacti e syslog-ng .. )etc. ..etc….tutto da fare … corretto instradamento e inserimento delle chiamate/richieste affinchè la richiesta sia gestibile .. e non la 7 in buca 9 (quando non si capisce un c. e solo se conosci tutta la cronostoria aziendale sai di cosa si parla .. forse ) , automatizzazione dei processi semplici come il salvataggio delle conf ( parlo di appliance ) automatizzato e schedulato ( questo però l’ho lasciato fatto proma di scappare ) …!!!
    Tutto questo per la modica cifra di 1200 € al mese ….ah . in + c’era la reperibilità su tutta la parte network ….

    oltre che ovviamente fare il centralinista e l’help desk

    aspettate che vi posto l’annuncio :

    Operatore Network

    Principali responsabilità

    * Autonomia operativa, capacità di analisi e di relazione personale, scritta e telefonica con la clientela
    * Gestione completa dei guasti di competenza (presa in carico, risoluzione e chiusura)
    * Amministrazione, configurazione e trobleshooting dei sistemi di rete presso le Data Room interne.

    Profilo del candidato

    * Diploma in discipline tecniche o cultura equivalente.
    * Esperienza nella gestione di reti complesse.
    * Buone conoscenze dei seguenti apparati firewall (Juniper, Cisco), bilanciatori (Radware, Foundry, Cisco), router (Cisco, Juniper), switch (Cisco, Foundry, HP), sistemi di intrusion detection/prevention (Tipping point).
    * Discreta conoscenza della lingua inglese.
    * Disposizione alla reperibilità remota.

    Costituiscono titolo preferenziale le seguenti caratteristiche

    * Certificazioni come CCNA/CCNP, JNCIA/JNCIS.
    * Conoscenza delle reti MPLS.
    * Conoscenza di base dei principali sistemi di monitoraggio: HP Network Node Manager, Nagios, What’sUp Gold.
    * Conoscenza di base dei principali sistemi operativi (Windows, Solaris, Linux).

    Sapete quando ero a napoli facevo la fame senza lavorare , ora a milano riesco a fare la fame anche lavorando come un mulo ( sapete … 630 € affitto , auto,benzina, assicurazione e bollette … )

    Almeno come consulente in banca dovevo solo chiudere gli occhi e non vedere e 1900 € al mese x 11 mensilità me li davano ( con 4 hop … )

    Tra poco si arriverà a dover pagare per poter lavorare.
    Un saluto a tutti

    alterpeople

Some HTML is OK

(required)

(required, but never shared)

or, reply to this post via trackback.