Il vorrei ma non posso di Rutelli

Francesco Rutelli ha  dichiarato che "se fosse stato un semplice deputato, andrebbe al family day". Questa dichiarazione e' a mio avviso penosa e un po' ipocrita.
Premetto che sono a favore dei D.i.c.o., anche nella forma piu' blanda proposta dal governo, e che patti del genere sono gia' presenti nel resto dell'Europa da tempo.

Rispetto la posizione dei cattolici,  capisco le loro ragioni ma non sono d'accordo con loro. Esprimo quindi il mio pensiero in modo molto chiaro.

Capisco pero' molto meno questa specie di "vorrei ma non posso" di Rutelli.

Se Rutelli vuole raccogliere il consenso del centro cattolico conservatore, affermazioni di questo tipo sono ridicole e quasi offensive.
Se difatti crede nel Family Day, deve impegnarsi politicamente, per esempio fermando la legge: ma lo deve fare dichiarandolo in modo esplicito.
Se invece non pensa che il Family Day sia il modo migliore di porre il problema, puo' limitarsi al silenzio, attenendosi alla posizione ufficiale del governo.

Per esempio, la posizione di  un ministro come Mastella e' piu' corretta.

Il "Family Day" e' sicuramente una manifestazione volta a condizionare il governo e in questo senso e' assai poco coerente che vi partecipino i rappresentanti dell'esecutivo. 

Mastella puo' invocare il diritto di liberta' di parola ed espressione e' vero, ma chi detiene un ministero ha, a mio avviso, alcune responsabilita' di coerenza e fedelta' verso il primo ministro.

Difatti l'esecutivo ha diversi luoghi preoposti al confronto: il consiglio dei ministri in primis, ed il parlamento per una discussione piu' ampia.
Concludo  notando come la posizione di Rutelli sia speculare a quella di Fini.

Entrambi non riescono ad esprimere un'idea coerente e laica su problemi civili di questa portata, e finisocno per avvilupparsi su se' stessi.
E nonostante queste gravi pecche, aspirano ad essere leader: ma un leader ha chiarezza e coraggio.

 

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