Il dramma della destra nel 2007

Si dice che il malore di ieri accusato da Silvio Berlusconi, gli abbia impedito di dire che stava cercando un delfino da mettere a capo di Forza Italia.
Avendo ben presente tutta la vita politica del premier, mi pare plausibile che si trovi in difficolta’ a trovare un sostituto.
Forza Italia e’ sempre stato uno strumento d’azione dell’ex Premier, e come tale non c’e’ mai stata il minimo interesse da parte sua a creare una classe dirigente reale.
Schifani, Bondi e a seguire anche lo stuolo di giornalisti schierati (Fede, Feltri) non sono in grado di mettere in piedi discussioni produttive, ma solo di fare propaganda.

Giuliano Ferrarara ha provato a intavolare discussioni sensate, ma e’ stato spinto fuori e durante i passati cinque anni del governo di destra la sua (confusa) visione filo-americana, ateo-papista ha fatto pochi proseliti.

Ogni democrazia per funzionare ha bisogno di un’opposizione che abbia una spina dorsale.
In italia questo impedirebbe che le spinte centriste e “inciuciare” comuni ad entrambi gli schiermenti creino immobilismo e restaurazione.

Queste spinte sono fortissime anche ora, poiche’ la componente centrista e’ legata ontologicamente alla componente cattolica, e quest’ultima
ha mostrato anche
nei giorni scorsi la sua forza: se non e’ ammesso fare un po’ di satira
bonaria sul papa, immaginate provare a parlare di una visione liberale laica…

La nostra destra e’ destinata a fallire su questo fronte, con ricadute pesanti
in termini di consenso.

La destra appare completamente a pezzi, per mancanza di idee e di persone.
La Lega strizza l’occhio al governo (imita molto la politica del vecchio PSI, e forse fara’ la stessa fine).

Fini e Casini sono i due pupilli a cui i rispettivi partiti guardano ma hanno entrambi dei problemi di leadership.
Casini avra’ difficolta’ a raccogliere consenso della parte piu’ liberale e laica, i cui voti iniziano a diventare necessari.
Fini ha dimostrato parecchia impotenza politica nei passati cinque anni: per esempio e’ si’
riuscito a far dimettere Tremonti, ma questo non ha spostato di una
virgola la politica economica di Belusconi.

Quando si doveva fare pressioni (questa volta si’ leggittime) sull’affaire
Fazio (quello della Banca d’Italia),
nessuno dei fedelissimi ha saputo osare per il bene del paese.
Se avessero saputo gestire bene la situazione, invece che lasciarla degenerare come un cancro, forse ora sarebbero loro al governo.

In conclusione, Prodi non avra’ difficolta’ a governare con un’opposizione
rachitica e ammalata, ma questo non puo’ essere un bene.

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